Logo-canapugliaPrima Capannori, poi la Puglia. Adagio adagio l’Italia torna a piantare e coltivare quella che un tempo era uno dei prodotti più diffusi ed esportati del nostro paese: la canapa. Oggi vi raccontiamo di CanaPuglia, un progetto nato due anni fa e che ha portato alla semina, nell’aprile scorso, di circa 120 ettari di terreno sparsi per tutta la regione. E che mira a contagiare tutta Italia.

In pochi lo sanno, ma oltre mezzo secolo fa l’Italia era il secondo produttore mondiale di canapa, dietro solamente all’Unione Sovietica. La canapa italiana, di altissima qualità, veniva lavorata ed esportata in tutto il mondo. Da essa si ricavavano tessuti per vestiti, i suoi semi davano un ottimo olio combustibile e in campo farmaceutico le sue applicazioni erano vastissime, dalla cura dell’asma all’utilizzo come antidolorifico. La marina inglese utilizzava la canapa per le vele delle proprie imparcazioni e anche le vele dell’Amerigo Vespucci, imbarcazione simbolo della marina militare italiana, sono fatte di canapa.

Ma l’avvento dell’industrializzazione e il “boom economico” portarono nel nostro paese le fibre sintetiche provenienti dagli Usa e la canapa finì ben presto nel dimenticatoio. In molti smisero di coltivarla perché considerata inutile e superata.

Poi venne il proibizionismo, e le dette la spallata finale. Il divieto di consumare la cannabis fu introdotto dal governo italiano nel 1961, con la sottoscrizione della convenzione internazionale chiamata “Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti” (cui fecero segioti quella del 1971 e quella del 1988). Nel 1975 la “legge Cossiga”contro gli stupefacenti nevietò anche la coltivazione cosicché negli anni successivi anche gli ultimi ettari coltivati a canapa scomparvero.

“Attualmente, ai suoi classici utilizzi (tessuti, corde, olii e farine, medicinali, carta, materiali per l’edilizia) se ne sono aggiunti altri resi possibili dallo sviluppo delle tecniche di lavorazione (carburanti, energia)”

Oggi però c’è un rinnovato interesse verso la canapa. Tale pianta, come la descriveva il magazine americano Popular Mechanics nel 1938, “’Cresce rapidamente in una stagione […] Può essere coltivata in ogni stato [...] Le sue lunghe radici penetrano il terreno e lo rompono, lasciandolo in perfette condizioni per la coltura dell’anno successivo. La densa massa di foglie, che arriva a 8-12 piedi da terra, soffoca le erbacce.” Attualmente, ai suoi classici utilizzi (tessuti, corde, olii e farine, medicinali, carta, materiali per l’edilizia) se ne sono aggiunti altri resi possibili dallo sviluppo delle tecniche di lavorazione (carburanti, energia).

In Puglia l’idea di tornare a coltivare canapa è venuta ad un gruppo di ragazze e ragazzi (età media attorno ai 25 anni) che grazie ai fondi del bando Principi Attivi (un progetto della Regione Puglia per incentivare e finanziare le iniziative dei giovani) hanno messo su un’associazione che hanno chiamato Canapuglia con lo scopo di informare, fornire consulenze e assistenza a aziende e canapicoltori, organizzare corsi, progetti per le scuole, eventi di sensibilizzazione, visite guidate nelle piantagioni e giornate di studio, effettuare studi e ricerche scientifiche sulla cannabis terapeutica, creare una rete di aziende, associazioni e sostenitori.

“Sappiamo bene che la civiltà della Canapa è stata uccisa dalla civiltà della Plastica” ha detto il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, che si è mostrato soddisfatto dell’iniziativa intrapresa da CanaPuglia. Il progetto ha anche vinto il Premio Ambiente Faraglioni di Puglia 2012 in quanto “progetto di straordinaria innovazione che ha aperto un mondo sconosciuto agli occhi di gran parte dell’opinione pubblica avviando un processo di sensibilizzazione sui concetti di eco-sostenibilità e bio-compatibilità promuovendo la coltivazione e l’impiego in diversi campi della Cannabis Sativa”.

Già i primi 120 ettari sono stati seminati. “La cosa più bella” come ha affermato l’Assessore alle Risorse Agroalimentari, Fabrizio Nardoni “è che CanaPuglia è un progetto che parte dalla Puglia ma si è esteso e sta mettendo radici in tutta Italia.”

Autore: Andrea Degl’Innocenti

Fonte: Ilcambiamento.it

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