CalcecanapaLa biodedilizia in Italia può essere una chiave per risollevare un settore importante per il nostro Paese in un momento di difficoltà, venendo incontro alle necessità di sviluppo sostenibile, anche nell’ottica dell’accordo raggiunto in Commissione Europea sui target vincolanti di riduzione del 40% della CO2 e il raggiungimento del 27% delle rinnovabili per il 2030. Le qualità della canapa impiegata in edilizia, come l’isolamento o la caratteristica traspirazione, mantengono gli edifici caldi in inverno e freschi in estate, ad una temperatura costante. E sono caratteristiche che più passa il tempo e più migliorano, fino alla possibilità di riciclare i materiali in caso di abbattimento o ristrutturazioni.

Il nostro viaggio per conoscere le realtà italiane del settore continua dunque con Calcecanapa®, progetto industriale che nasce dall’unione delle esperienze di Calce Piasco spa, fornace storica attiva dal 1868, La Banca della Calce srl, azienda presieduta da Andrea Rattazzi, che ha fondato e preside anche il Forum Italiano Calce e IVAS spa, azienda italiana che si occupa isolamenti termici e partner che ha sostenuto la ricerca iniziale. Come ci è stato raccontato, il primo scoglio da superare era quello di trovare un tipo legante, la calce naturale appunto, che si potesse adattare bene alle caratteristiche del canapulo, mentre un secondo aspetto riguardava il mercato dell’edilizia italiana talmente ingessato da scoraggiare degli investimenti in questo senso. La soluzione è stata quella di puntare sulla qualità delle materie prime e dei processi produttivi. Oggi Calcecanapa è un marchio registrato e vuole porsi come punto di riferimento per questo tipo di materiali, con l’obbiettivo di valorizzare il canapulo italiano e soprattutto, come ha spiegato proprio il professor Andrea Rattazzi in questa intervista a Canapaindustriale.it, la calce di qualità.

Come è nata l’idea di realizzare prodotti in calce e canapa?
E’ iniziato tutto nel 2009, grazie alle conoscenze congiunte di Banca della Calce e Calce Piasco nel mercato del bioarchiettura e del restauro. Dopo aver incontrato IVAS, ci siamo dedicati alla ricerca pratica e brevettuale. Siamo partiti dall’analisi dello stato d’arte degli isolanti naturali, concentrandosi sull’esperienze inglese e francese, le nazioni più avanti in Europa per quello che riguarda l’edilizia in calce e canapa. Soprattutto in Francia dove, essendo continuata la coltivazione anche nel periodo buio del “proibizionismo”, c’è alta disponibilità di canapulo e il suo impiego in architettura è pratica consolidata.

E cosa è emerso?
Oltre alla necessità di affrontare il maturo mercato dell’edilizia è emersa subito una problematica sui materiali che inevitabilmente si rifletteva nella posa. In buona sostanza si è osservata la difficoltà di miscelazione della canapa e calce in cantiere, cui seguivano sistemi di applicazione non ancora adeguati agli standard dei nostri cantieri

Come mai?
In Francia e Inghilterra si utilizzano sacchi di “canapulo comune” che viene poi mescolato con calce in polvere, tagliata con sostanze estranee (le cosiddette FL o calci formulate) che nella stragrande maggioranza dei casi contengono cemento. Questa prassi non ci convinceva affatto, soprattutto per la bassa qualità dei risultati raggiungibili in termini di ecologia e di caratteristiche tecniche. Sistemi analoghi, possono andare bene dove non c’è cultura della calce, ma noi, che amiamo definirci “custodi” della tradizione della calce italiana, non potevamo accettare di utilizzare prodotti di così bassa qualità. E’ quasi una bestemmia, come per un produttore di vini biologici utilizzare succo d’uva edulcorato con zucchero e alcool etilico.

E quindi, qual è stato il passo successivo?
Dopo due anni di ricerche di laboratorio, abbiamo sviluppato specifici approcci produttivi. Innanzitutto abbiamo creato un impianto industriale ex novo, per la lavorazione del canapulo da edilizia. Qui il canapulo subisce un trattamento di pre-mineralizzazione in modo che, al momento della miscelazione con la calce, sia stabile, assorba meno acqua, e dia luogo ad impasti solidi e leggeri.

E riguardo alla calce?
Abbiamo scelto di privilegiare il grassello di calce: il più nobile e dei leganti da costruzione. Ci viene fornito dal nostro partner Calce Piasco, la cui fornace che sorge vicino all’impianto di  prima di prima trasformazione della canapa di Carmagnola, facente capo a Assocanapa. Così possiamo utilizzare canapulo italiano, praticamente a km zero e una calce ad elevato contenuto di magnesio, performante e caratterizzata da qualità superiori rispetto alle comuni calci idrate. Il nostro obiettivo è quello di valorizzare al massimo il canapulo e la calce, realizzando prodotti ad hoc e puntando sulla qualità. Abbiamo profuso grandi sforzi e oggi questo impegno ci viene riconosciuto da progettisti, ditte di costruzioni, artigiani che prescrivono i nostri prodotti nei loro capitolati e li utilizzano nei loro cantieri, lungo tutta la penisola.

Che prodotti avete sviluppato?
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Il primo prodotto è stato il Calcecanapa Termointonaco (nella foto). Siamo partiti da qui perché, viste le richieste del mercato, abbiamo iniziato a farci conoscere con un materiale che adatto sia nelle ristrutturazioni sia nelle costruzioni nuove. La sua densità è inferiore ai 400 kg per metro cubo e alle doti di isolante si affiancano la facilità di applicazione e le qualità estetiche. Si applica in spessori importanti, da 3 a 10 cm, asciuga senza cavillare (non fa le crepe, ndr) e risulta caldo al tatto e piacevole alla visita. Per le caratteristiche ricercate era il prodotto più difficile da realizzare e siamo orgogliosi del risultato ottenuto: il primo termointonaco a calce e canapa presente sul mercato italiano. Da qui abbiamo sviluppato l’intera gamma Calcecanapa, dove la miscela cambia in base all’utilizzo per realizzare sottofondi, tetti, intercapedini e cappotti: ogni impiego ha una formula specifica.

Vi siete dedicati anche all’estetica?
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Sì, abbiamo deciso di spingerci oltre l’attenzione per l’ambiente e l’isolamento, dando il giusto peso anche all’estetica e al contatto fisico con la materia. Per questo abbiamo creato vari tipi di texture: intonaci e finiture adatte a realizzare superfici di pregio, dove alla calce e al canapulo è aggiunto tra l’altro l’olio essenziale di canapa, che offre proprietà antisettiche, per ambienti indoor belli e soprattutto sani rispetto al proliferare di muffe e batteri.

Quali i prossimi traguardi?
I prossimi sforzi saranno dedicati al Calcecanapa Blick, un sistema di blocchi da muratura termo-isolanti leggeri, performanti e pensati per rispettare i valori di trasmittanza termica imposti dalla normativa. La ricerca e lo sviluppo sono alla base di ogni nostro prodotto, non commercializziamo semplicemente calce e canapa ma vogliamo costruire le basi per un suo impiego consapevole.

E riguardo l’applicazione dei materiali, avete trovato una soluzione?
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Insieme ad aziende leader nel settore delle macchine intonacatrici, abbiamo sviluppato dei dispositivi adatti a miscelare e posare i diversi prodotti. Sono pensati per uno scopo preciso e chi utilizza Calcecanapa li può noleggiare, per verificarne subito il facile funzionamento, prima di pensare eventualmente all’acquisto.

L’ultima idea è stata quella della “consulenza telefonica gratuita di 30 minuti”, come sta andando?
Riceviamo decine di telefonate ogni giorno, segno che la sostenibilità in edilizia interessa sempre più e che Calcecanapa la interpreta perfettamente. Il nostro obiettivo è offrire a più persone la possibilità di usare la calce e la canapa in edilizia, senza corsie preferenziali per nessuno. Ma non lavoriamo solo al telefono! A fine maggio per, esempio, organizziamo un importante workshop sull’isolamento termico di edifici d’interesse storico, a Stupinigi (TO) rivolto ad architetti e conservatori.

Una curiosità per finire: Calcecanapa è davvero “carbonegative”?
Partiamo da questo dato: oggi su 100 cappotti isolanti che vengono installati in Italia, 99 sono “sintetici” e inquinanti. Noi siamo convinti che le caratteristiche della canapa possano veramente aiutare a far evolvere questo mercato. La canapa assorbe anidride carbonica (biossido di carbonio – CO2) dall’atmosfera durante la sua crescita: una tonnellata di canapulo secco cattura circa 325 Kg di CO2. Con il nostro Termointonaco sono sequestrati circa 110 Kg di CO2 per metro cubo, che diventano 165 Kg per metro cubo quando il Calcecanapa Cappotto viene gettato all’interno di casseri e sono cifre che già tengono conto della CO2 dovuta alla cottura della calce. Le emissioni mondiali di CO2 in atmosfera sono in aumento e nelle regioni industrializzate il solo settore dell’edilizia residenziale e commerciale è responsabile del 40% di tali emissioni, superiori a quelle dei trasporti e dell’industria. Questi dati sono allarmanti e ci devono fare riflettere.

Mario Catania per Canapaindustriale.it

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