La canapa cresce ai piedi del Vesuvio

La canapa cresce ai piedi del Vesuvio

Il Consiglio regionale della Campania ha approvato all’unanimità la proposta di legge relativa a “Interventi per favorire la coltura della canapa (cannabis sativa) e le relative filiere produttive”.

La Campania è dunque la prima regione italiana a dotarsi in tempi recenti di una propria normativa per la promozione della coltivazione e dello sviluppo della filiera agroindustriale della canapa, dopo il varo della legge nazionale avvenuto nel novembre scorso. Nel Lazio due leggi simili, proposte nel 2014, dopo l’approvazione in commissione non sono più approdate in aula per la discussione finale. Si tratta delle proposte di legge 205 e 213 del 2014, la prima atta a “Promuovere il ripristino delle coltivazioni di canapa e delle relative filiere produttive all’interno della Regione” e la seconda dedicata alla “Promozione della coltivazione della canapa per scopi produttivi ed ambientali”. Ma era il 2003 quando in Toscana fu approvata una legge regionale per un progetto pilota in collaborazione con Toscanapa e con il gruppo Fibranova, mentre nel 2007 fu la l’Emilia Romagna a legiferare in materia.

In Campania i tempi sono stati più veloci ed ora, dopo l’approvazione finale, manca solo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. “Sono oltre cinquanta le imprese agricole campane impegnate nella coltivazione della Cannabis sativa su oltre 150 ettari (dati provvisori 2016)” si legge in un comunicato della Regione Campania in cui viene specificato che si tratta di: “Un dato lontano dai 30mila ettari degli anni ’50, che facevano della Campania la seconda regione produttrice in Italia, ma che rappresenta comunque una buona base di partenza con prospettive di rapida crescita per i prossimi anni. Grazie alle due norme in vigore, quella nazionale e quella regionale, i produttori attuali e quelli potenziali dispongono di un quadro di riferimento chiaro e possono investire con maggiore vigore su una coltura di grande interesse economico ed assoluta sostenibilità ambientale”.

Nel testo sono presenti incentivi per 30mila euro all’anno e sinergie con il Programma di sviluppo rurale della Campania 2014-2020. “Sulla canapa – aveva sottolineato il presidente della commissione Agricoltura regionale Maurizio Petracca – ci allineiamo alla legislazione nazionale dato che proprio in queste ore il Senato ha dato il via libera ad una legge che disciplina la stessa materia. La canapa è una coltura di grande rilievo perché è in grado di contribuire alla riduzione dell’impatto ambientale in agricoltura, del consumo dei suoli, della desertificazione e della perdita di biodiversità. Favorirne la coltura rappresenta perciò un passo importante su aspetti diversi e complementari che vanno dall’agricoltura alla tutela ambientale fino alle attività produttive”.

I POSSIBILI BENEFICIARI
I beneficiari dell’incentivo potranno essere “le imprese agricole singole e associate”, le Op e i partenariati costituiti da “imprese, enti di ricerca, imprese di trasformazione ed altri soggetti che hanno tra i propri scopi la lavorazione, commercializzazione e promozione della canapa e dei prodotti derivati”.
I partenariati potranno essere anche costituti sotto forma di Pei ai sensi della normativa inerente la misura 16 per l’innovazione del Programma di sviluppo rurale, in modo da poter essere da questa finanziati con un’aliquota maggiorata del 20%.

AZIONI DI SOSTEGNO
– “Prove di confronto varietale per individuare le varietà più idonee e meglio adatte agli areali di coltivazione campani, per uso food e no food”.

– “Sostegno alla ricerca applicata di nuove agrotecniche, e definizione di protocolli tecnici di coltivazione della canapa che abbiano carattere di sostenibilità ambientale ed economica”.

– “Introduzione di macchine e attrezzature innovative per la meccanizzazione delle fasi di raccolta, movimentazione del prodotto, lavorazione e trasformazione”.

– “Creazione di una banca del seme regionale a gestione associata per la conservazione delle varietà di canapa”.

– “Studi e ricerche su utilizzi industriali, ambientali, ed aziendali innovativi e alternativi della canapa”.

In Campania la coltivazione della canapa è stata praticata in tutta la regione fino agli anni ’50 del secolo scorso. Negli anni venti la provincia di Caserta divenne la seconda provincia italiana per la produzione di canapa, così come si evince da un documento dell’Istituto Luce realizzato nel 1936. Fino agli anni ’50 – ’60 l’areale tra Napoli e Caserta è stato uno dei principali bacini canapicoli del Paese. Era fonte di lavoro non solo per gli agricoltori ma anche per tutti quegli operai impiegati nell’industria manifatturiera tessile che dalla canapa traevano la materia prima per la successiva fase di lavorazione. La canapa oltre che un fenomeno economico per le nostre zone fu anche un fenomeno sociale e culturale.

La Campania possiede condizioni pedoclimatiche favorevoli per la coltivazione della canapa. Quello che va ora incentivata è la filiera agroindustriale, non solo intorno alla destinazione alimentare ma anche alle tante altre utilizzazioni alternative. La nuova legge regionale incentiverà anche l’avvio di progetti di promozione, formazione e sperimentazione, ma sarà soprattutto il PSR Campania 14-20 lo strumento per far decollare un settore dalle grandi potenzialità.

QUI il testo della proposta di legge

Redazione canapaindustriale.it

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