Quanto si guadagna a coltivare canapa? Conviene? Ma che varietà è meglio utilizzare? Ci sono degli incentivi? Sono le domande che ci vengono rivolte più spesso da voi che vi leggete. Noi, oltre a sottolineare la valenza ambientale e sociale che una nuova filiera moderna della canapa possa creare, abbiamo scelto di dare la parola agli agricoltori che già coltivano e/o trasformano questa pianta in ambito alimentare, per farci raccontare direttamente da chi si sporca le mani e fatica in mezzo ai campi, quale sia la reale situazione.
Il ciclo di interviste continua con il racconto di Alessandro Palumbo di Hemp Farm Italia.

Di cosa si occupa la tua azienda?
13669839_1786890884859835_5195298317940356002_nL’Hemp Farm Italia è una cooperativa agricola di produzione e lavoro. La nostra mission aziendale è quella di proporre un modello di sviluppo che partendo dalla pianta di Canapa (che fa da legante con i cereali autoctoni “antichi” per farne cibo) e dall’ambito alimentare da cui siamo partiti e che è alla base della vita, possa stimolare la crescita e l’evoluzione nella valorizzazione della biodiversità, in tutti i campi di applicazioni artigianali ed industriali eco-compatibili.
Quanti ettari avete coltivato nel 2016? Quanti pensate di coltivarne nel 2017?
Nel 2016 abbiamo distribuito seme da coltivare per 50 ettari circa, impegnandoci se richiesto nel ritiro dei semi o dei fiori che  utilizziamo per le nostre produzioni alimentari. Questa stagione invece gli ettari sono quasi 100, distribuiti tra Abruzzo, Marche, Lazio e Campania.

Che varietà di canapa utilizzate?
hemp farm ItaliaLe varietà che stiamo coltivando sono diverse. Ce ne sono circa 50 se non erro di iscritte nel registro sementi europeo e quindi coltivabili perchè con THC inferiore all 0,2%. Dopo questi 3 anni di semina, raccolta e trasformazione abbiamo visto che ognuna ha delle caratteristiche peculiari sia dal punto di vista organolettico che di valori nutrizionali oltre che di accrescimento durante il ciclo di vita. Quest’anno coltiveremo per la maggiore e da destinare alla produzione di semi, olio e farina l’USO31, varietà precoce che non si sviluppa molto in altezza (max 2,5 mt) e dà un olio di semi dal sapore delicato, più apprezzato a livello commerciale. Oltre all’USO31, questa stagione coltiveremo Felina32, Futura75, Finola, Carmagnola Selezionata, Kolmpolti e Villanova, una varietà italiana presente sul mercato da quest’anno. La scorsa stagione abbiamo avuto modo di testare in due ettari anche la Fibrol e la Monoica, due varietà monoiche ungheresi che danno un olio veramente dolce e quest’anno volevamo dividere la produzione di semi tra queste e la USO31 ma purtroppo c’è sempre una limitata disponibilità e quest’anno i loro semi scarseggiavano e non sono stati messi a disposizione.

Hai mai chiesto o ottenuto incentivi per la coltivazione di canapa?
Sì abbiamo chiesto incentivi per la trasformazione, per costruire un laboratorio e magazzino completi da poter chiudere da soli gran parte delle lavorazioni ma fin ora tutto tace. Uno lo chiesi io personalmente nel 2013 ma non lo approvarono, lo scorso anno poi è riuscita la programmazione quadriennale con i nuovi bandi del PSR regionale ed abbiamo fatto domanda in estate ma purtroppo qui la burocrazia è incredibilmente lenta e probabilmente con i casini che sono successi quest’inverno in Abruzzo, ancora non fanno sapere nulla e si mormora che le graduatorie usciranno intorno al prossimo giugno.

A fronte delle spese sostenute per le coltivazioni, quanto guadagni in media a coltivare canapa?
12932581_1750393475176243_2541655050908627125_nIl guadagno ad ettaro dipendono dalla destinazione del raccolto e dalle spese sostenute per la lavorazione del terreno, la semina e la raccolta, oltre all’affitto se qualcuno non avesse terreni di proprietà o sfruttabili in comodato d’uso. Se si coltiva e si riesce a trasformare ed immettere nel mercato un prodotto finito, naturalmente si massimizza il guadagno, mentre se ci si limita al conferimento semi, fiori o paglie, quello dipende da come va la stagione, un po’ come sempre in agricoltura con chi ha a che fare con la natura. Dando un po’ di cifre possiamo dire che mediamente un ettaro di canapa produce sui 400-500 kg (dai 300 kg ai 1000 kg circa di seme per ha) di seme seccato e pulito che se conferito noi lo quotiamo 200 € al quintale più iva.

Effettui produzioni in proprio? Effettui lavorazioni per conto terzi?
Effettuiamo sia lavorazioni in proprio che conto terzi. Da un paio di anni stiamo collaborando con l’azienda agricola Gioie di Fattoria di Torano Nuovo (TE) e con il tuo titolare Giulio Fiore, 80enne da sempre in prima linea per la valorizzazione dei cerali antichi che ci ha messo a disposizione nella struttura un magazzino, macchinari che loro utilizzano per i cereali e legumi come i vagliatori, mulini a pietra, a cilindri e a martelli, locali per il confezionamento e la possibilità di utilizzare un locale dove attualmente c’è un frantoio per le olive. Qui produciamo i nostri fiori, semi e farine. Con i finanziamenti che abbiamo chiesto di cui parlavamo sopra vogliamo completare lo sviluppo delle prima lavorazione del seme in olio di semi e seme decorticato e di diversi fiori e piante officinali con un estrattore Naviglio.
Attualmente stiamo effettuando conto terzi la prima spremitura presso l’azienda Rinaldini in Umbria, da cui vorremmo acquistare il macchinario per la spremitura dei semi oleosi o dalla Ares Farm in Molise. Le nostre birre sono prodotte con due birrifici artigianali abruzzesi, Grignè del teramano ed il Birrificio Maiella del chietino. Invece per farne pasta, la nostra farina di grani grani antichi e canapa la affidiamo al pastificio artigianale Miglianico sempre nel chietino.

Hai mai conferito le tue paglie di canapa ad uno dei due centri di prima trasformazione presenti in Italia?
Onestamente no, da tre anni che siamo nel giro diciamo, non so di aziende agricole che hanno conferito con successo le paglie negli stabilimenti di Carmagnola o di Crispiano. A Crispiano ritirano, questo è sicuro, ma bisogna organizzarsi al meglio a livello di logistica per poter conferire in questo impianto in Puglia da tutti i coltivatori che sono in una determinata zona in modo che con un unico trasporto si possono caricare le diverse balle e dividere quindi tra i diversi agricoltori le spese di viaggio… Immagino però che a volte le difficoltà logistiche fanno in modo che sia un po’ tutto più complicato ed alcuni anche dalle nostre parti stanno ancora aspettando il ritiro dei fusti.

Consiglieresti ad un agricoltore di coltivare canapa a rotazione o come coltura principale dei suoi campi?
Credo che la rotazione sia essenziale in una coltivazione commerciale. L’agricoltura intensiva ed i prodotti chimici utilizzati per arricchire i terreni e proteggere le piante massimizzando i raccolti, avvelenano i terreni, le falde sottostanti e noi stessi. Un’agricoltura a rotazione invece permette di alternare diverse colture, cereali, leguminose, semi oleosi, foraggere, non sottraendo sempre gli stessi elementi dal terreno che ha anche del tempo per riposare e rigenerarsi. In più la pianta di canapa è una miglioratrice del terreno e dell’aria e permette, visto che è molto resistente, di non utilizzare alcun prodotto chimico.

Come vedi il futuro della canapa italiana?
16427686_1881578268724429_6962653599161835205_nIl futuro della canapa non posso vederlo che verde, florido. Le attuali aperture della nuova normativa sulla canapa industriale fanno intravedere che c’è sempre più una considerazione “normale” della pianta, comparata almeno per le varietà di canapa con THC inferiore allo 0,2% alle altre colture. La pianta da tantissimi prodotti da destinare ai diversi comparti industriali dell’alimentare, edile, tessile, cartaceo, delle bioplastiche, medico, energetico ecc., veramente funzionali e 100% vegetali e rinnovabili. Non per nulla era largamente coltivata in tutto il mondo ed esaltata delle sue proprietà eccezionali prima di essere demonizzata circa 80 anni fa per l’evidente conflitto d’interesse nei vari settori industriali una volta che le grandi industrie di massa alimentari, petrolchimiche, energetiche, farmaceutiche, finanziarie, tutte collegate tra loro, hanno iniziato a controllare il mercato e la vita delle persone proponendo un finto progresso mascherato da benessere materiale ad obsolescenza programmata, secondo le loro regole del profitto e non dell’autosostenibilità a favore dell’indipendenza personale di tutti quelli che abitano questo pianeta.
Purtroppo al giorno d’oggi l’effetto di questi “poteri forti” che dirigono anche l’economia e la finanza mondiale, è ben visibile nelle politiche nazionali e quindi possiamo dire che la gran parte dello sviluppo delle applicazioni che la canapa può dare sono legate al supporto statale o comunque a grossi capitali di investimento. Le soluzioni ci sono per un mondo migliore e per dei modi migliori di fare e di impostare le cose ed il “sistema” in cui viviamo, c’è e c’era tanti anni fa con la macchina di Ford fatta di canapa, più resistente dell’acciaio ed alimentata al alcool derivante dagli scarti vegetali fermentati, quando Tesla mandava energia libera via wi-fi, quando per il nostro Paese Italia, la canapa era acclamata e considerata una miniera d’oro verde… Ma guardando la realtà dei fatti si ricostruisce facilmente poi com’è andata e come ci siamo “evoluti” adesso, nel 2017.
Comunque sia la canapa, come tutte le piante piante utili e funzionali messe a disposizione dalla natura, ci sarà sempre e le sue qualità saranno sempre alla portata di tutti quelli che la semineranno continuando a portare avanti i valori che rappresenta.

Mario Catania

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