image-63“La tua inserzione non è stata approvata in quanto il relativo testo/titolo promuove l’uso o la vendita di droghe illegali”. E’ con questo messaggio di poche righe che diverse aziende, dopo aver cercato di investire qualche soldo per pubblicizzare la propria attività sul social network, si sono viste rifiutare l’inserzione, venendo paragonati di fatto a degli spacciatori.

E’ il paradosso di un social network controllato dall’alto, in cui è facile imbattersi in pagine che fanno apologia di fascismo o nazismo, gruppi in cui le donne vengono insultate e trattate come oggetti, ma guai: sponsorizzare post che parlano di canapa, non si può.

FacebookLe prime avvisaglie ci erano arrivate tempo fa: prima la segnalazione di Pikkanapa, evento dedicato alla virtù della canapa e del peperoncino, confermata pochi giorni dopo dai ragazzi di Antico Seme, giovane azienda che si occupa di canapa alimentare e dei prodotti derivati dalla lavorazione del seme. Il tutto era culminato in una petizione su Change.org, ma tant’è: il colosso di Mountain View non ne vuole proprio sapere.

Per testare le capacità di dialogo di chi modera i post, abbiamo provato, dopo il rifiuto a pubblicare anche una nostra notizia sponsorizzata, a spiegare che in Italia si tratta di una coltivazione perfettamente legale, e che di recente è stata approvata anche una legge a livello nazionale. Niente da fare, come se stessimo cercando di ragionare con un automa, la risposta che arrivava era sempre la stessa: “Grazie per averci scritto, la tua inserzione non è stata approvata in quanto il relativo testo/titolo promuove l’uso o la vendita di droghe illegali”. Fine della questione.

Insomma, come se non bastasse la burocrazia italiana, l’ignoranza ancora diffusa ed un pregiudizio di fondo difficile da scardinare, ci si mettono anche i colossi della tecnologia, nati in California dove di recente è stata legalizzata la cannabis, a remare contro la canapa italiana. Poco male, siamo arrivati tutti insieme fino a qui, e continueremo ad andare avanti, con o senza il supporto di Mr. Facebook.

Redazione di canapaindustriale.it

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