CAPANNONEQuanto si guadagna a coltivare canapa? Conviene? Ma che varietà è meglio utilizzare? Ci sono degli incentivi? Sono le domande che ci vengono rivolte più spesso da voi che vi leggete. Noi, oltre a sottolineare la valenza ambientale e sociale che una nuova filiera moderna della canapa possa creare, abbiamo scelto di dare la parola agli agricoltori che già coltivano e/o trasformano questa pianta in ambito alimentare, per farci raccontare direttamente da chi si sporca le mani e fatica in mezzo ai campi, quale sia la reale situazione. Il nostro ciclo di interviste continua quindi con il racconto di Davide Galvagno, vicepresidente ed amministratore dell’azienda piemontese Salute Sativa.

Quanti ettari avete coltivato nel 2016? Quanti pensate di coltivarne nel 2017?
Nel 2016 esattamente non saprei, anche perché avevamo dei contratti di ritiro del seme con molte aziende, comunque siamo intorno ai 500 ettari. Negli ultimi due anni abbiamo fatto qualcosa meno come secondo raccolto perché ha fatto molto caldo, cosa che ha comportato la classica formazione della crosta sul terreno che ostacola la nascita delle piante; irrigare è un’arma a doppio taglio perché o lo si fa di continuo o il rischio è che la crosta aumenti ulteriormente come accade con i temporali e quindi ne abbiamo fatti un po’ meno. Per il 2017 la speranza è di rimanere in linea.

Che varietà di canapa utilizzate?
Noi utilizziamo soprattutto le varietà francesi ma dall’anno scorso stiamo seminando circa una decina di genetiche, comprese quelle dell’est: le varie Giubileum, Compolti Zenit  etc etc…. Come francesi di solito utilizziamo Futura, Felina Santhica e Fedora.

Hai mai chiesto o ottenuto incentivi per la coltivazione di canapa?
Abbiamo cercato di partecipare ad alcuni bandi regionali relativi al Psr (Piano di Sviluppo Rurale, ndr), che però riguardano questioni agricole più in generale, non sono limitati alla canapa: avessimo coltivato mais avremmo potuto partecipare agli stessi bandi.

A fronte delle spese sostenute per le coltivazioni, quanto guadagni in media a ettaro nel coltivare canapa?
IMG_0058Dipende sempre da molti parametri: per quello che riguarda la parte agricola il range del raccolto di seme varia dai 4 ai 10 quintali ad ettaro ma bisogna anche tener presente che ancora oggi non sono poche le aziende che la lasciano in campo non essendo in grado di riuscire a trebbiarla. Non si può quindi dare una risposta univoca: il valore del seme agricolo (che deve subire un’ulteriore pulitura per ciò che riguarda i semi vuoti, pezzi di canapulo, o di pianta) di media qualità è di 150 euro al quintale, quindi se ne fai 10 quintali e visto che non bisogna fare grandi operazioni agricole come i diserbi, avrai dei buoni guadagni, ma se ne fai 4 diventa dura. Poi per il seme alimentare, oltre alle analisi che facciamo per verificare la presenza di eventuali tossine, noi seguiamo anche dei processi di sanificazione alimentare.
Il momento più delicato è quello dell’essicazione che va fatta subito dopo la trebbiatura: il seme di canapa è un seme oleoso, e se non si fa nei tempi giusti si rischia che il seme fermenti e poi irrancidisca facendo aumentare l’acidità e rendendo il seme quindi non più utilizzabile per scopi alimentari.

Effettuate produzioni in proprio?
Salute Sativa farineSì, Lavoriamo il seme “agricolo” da quando viene raccolto, lo essicchiamo, puliamo e sanifichiamo portandolo ad essere alimentare, da qui partiamo e produciamo tutti i derivati del seme: olio, farine e loro derivati, seme decorticato, olio essenziale e anche cioccolato e birra; tutto tranne i prodotti da forno con le farine di grano normale che contengono glutine e, coltivando noi solo colture senza glutine, saremmo soggetti a rischi di contaminazioni.
Tra i molteplici nostri progetti, stiamo portando avanti anche il discorso sulle proteine vegetali , soprattutto per la preparazione delle nostre farine speciali.
Possiamo parlare anche di proteine idrolizzate, abbiamo ottenuto ottimi risultati oggi siamo arrivati al 78% di titolo stiamo portando avanti il progetto nonostante i costi produttivi siano molto alti perché la proteina di canapa potrebbe essere una risposta per gli sportivi e per tutti coloro che hanno una dieta carente di proteine.

Effettuate lavorazioni per conto terzi?
Sì, sia come produzione che come lavorazione sulle coltivazioni. Un’altra cosa che facciamo per accontentare maggiormente le richieste del settore, lavoriamo in conto terzi il seme e restituiamo i diversi derivati alle aziende che coltivano, permettendo loro di vendere direttamente con il loro marchio e di avere dei margini sulle loro produzioni maggiori rispetto a quelli prettamente agricoli.

Consiglieresti ad un agricoltore di coltivare canapa?
Sicuramente sì: è una gran pianta che ha ottimi valori per quello che riguarda ad esempio il discorso alimentare e nutraceutico. Inoltre arricchisce anche il terreno: al di là di come va il raccolto ed indipendentemente da ciò che sarà seminato nell’anno successivo si avrà facilmente un raccolto migliore del 10/20%.

Come vedi il futuro della canapa italiana?
Salute Sativa standIl futuro della canapa molto bene, quello della canapa italiana non saprei, ad oggi esiste ancora molta filosofia ma poca pratica, malgrado le tante parole restiamo ancora molto indietro rispetto al resto dell’Europa e soprattutto della Cina nostro maggior competitor, non sulla qualità ma purtroppo sui prezzi.
La legge sicuramente dà delle certezze in più agli agricoltori ma ci sono ancora dei punti oscuri come per le estrazioni dei cannabinoidi e le infiorescenze ad esempio. Ed anche il fatto di aver tolto l’obbligo di comunicazione alle forze dell’ordine potrebbe risultare un problema perché magari di fronte a piccoli appezzamenti difficilmente classificabili come “industriali” le forze dell’ordine potrebbero non essere cosi “tranquille” con il rischio di creare maggiore confusione nel settore; infatti noi consigliamo comunque di continuare a presentare la denuncia di avvenuta semina.
Sarebbe stato molto importante ad esempio inserire la possibilità di seminare il seme autoprodotto almeno per il primo anno, per diminuire i costi delle aziende agricole e per sdoganarci definitivamente dall’attuale monopolio dei semi da riproduzione in mano ai francesi, ma la legge non ha premiato il settore mantenendo le vecchie regole.

Mario Catania

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