E’ una delle questioni che rischia di tenere ferma al palo la crescita delle aziende che si occupano di canapa alimentare e derivati ad uso umano: le soglie di THC che possono essere contenute in questo tipo di prodotti.

Secondo la legge nazionale sulla canapa pubblicata a fine 2016, il ministero della Salute avrebbe avuto 6 mesi di tempo dall’entrata in vigore della legge per legiferare in materia e dare finalmente delle indicazioni chiare ad agricoltori, trasformatori e produttori. La legge è entrata in vigore in gennaio e quindi i 6 mesi sono scaduti a luglio, ma dal ministero della salute, dopo il decreto che ha fissato il prezzo della cannabis terapeutica a 9 euro gettando nel panico l’intero settore nascente della cannabis terapeutica, arriva solo un grande silenzio.

“Il Governo indichi i livelli massimi di residui di THC ammessi negli alimenti per i quali il ministero della Salute avrebbe dovuto emanare un apposito decreto entro lo scorso giugno, come disposto all’articolo 5 della legge del Movimento 5 Stelle per il rilancio della canapa industriale pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre 2016 e come previsto in un ordine del giorno a firma Silvia Benedetti approvato in Aula alla Camera. Il Governo ci dica a che punto è l’adozione di questa misura per far ripartire uno dei segmenti principali della filiera della canapa”, chiedono in una interrogazione i deputati M5S della Commissione Agricoltura.

“La proposta di legge del MoVimento 5 Stelle è un’opportunità per rilanciare dopo 60 anni la filiera della canapa industriale in Italia garantendo una maggiore tutela e più strumenti per l’agricoltore”, spiegano i pentastellati puntualizzando che: “Tre le novità introdotte: 700mila euro annui per gli impianti di trasformazione; per le varietà che contengono fino allo 0,2% di Thc non è necessaria l’autorizzazione; i controlli vengono fatti da un unico soggetto e la percentuale di Thc consentita potrà oscillare fino allo 0,6%”. “Le proposte sono tutte sul tavolo e sono diventate ormai legge, mancano solo i decreti attuativi per renderle operative. Il Governo li emani al più presto per garantire gli interessi di produttori e consumatori”, concludono.

Il vuoto normativo in materia di canapa industriale relativamente al contenuto massimo di THC negli alimenti continua a creare non pochi problemi agli agricoltori e alle aziende impegnate nel rilanciare una moderna filiera produttiva, in Italia, come nel resto d’Europa.

Per cercare di ovviare a questo problema l’EIHA (European Industrial Hemp Association) nel 2015 aveva incaricato il Nova Institute di realizzare uno studio e proporre alla Commissione Europea di utilizzare valori che abbiano una base scientifica, proteggano i consumatori e sostengano la crescita del mercato di prodotti alimentari contenenti canapa.

“Attualmente – come ricorda il comunicato – secondo le normative europee, le parti di pianta utilizzate come alimento, devono derivare da colture di varietà consentite, che non contengano più dello 0,2% di THC, analizzando la sostanza secca della parte apicale ( il terzo superiore dello stelo). Comunque ad oggi non ci sono regolamenti UE chiari sul contenuto di THC ammesso negli alimenti; solo tre Paesi, Germania, Belgio e Svizzera, hanno delle norme di riferimento o limiti, che differiscono nei propositi e negli scopi legislativi, lasciando infine produttori e consumatori in uno stato di totale disinformazione, esposti potenzialmente a sanzioni e costi imprevisti”.

Nello studio commissionato al Nova Institute sono stati analizzati gli studi scientifici sul consumo e l’effetto di THC per arrivare a determinare un Acceptable Daily Intake (ADI), un quantitativo giornaliero accettabile,  di 0.120 mg di THC due volte al giorno. “La tabella seguente – si legge nel comunicato – riassume i valori guida proposti e derivati dagli studi scientifici analizzati sul THC. I risultati della raccolta di dati sulla regolamentazione del THC in tutto il mondo sono anche presentati come mezzo di confronto. La seguente proposta è stata accettata dalla maggioranza assoluta dei membri presenti al di dell’EIHA all’assemblea di maggio 2015.”

Lo scopo finale dell’associazione è quello di proporre alla Commissione Europea di utilizzare valori che abbiano una base scientifica, proteggano i consumatori e sostengano la crescita del mercato di prodotti alimentari contenenti canapa.

Ricordiamo che in Italia nel 2014 il deputato Giorgio Zanin in commissione Agricoltura chiese in un’interrogazione al ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina di “stabilire il limite massimo di THC” per superare i problemi che il limite dello 0,2% crea per molti prodotti, soprattutto quelli alimentari.

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