“Manca poco ed avremo la cellulosa di canapa italiana, per la precisione fabrianese”. La promessa arriva da Sandro Tiberi, custode di un’arte artigiana che si rischiava di perdere nonché ultimo maestro cartaio di Fabriano. “Ad oggi la acquistiamo dalla Spagna”, ha specificato, “ma presto inizieremo a produrla proprio nella nostra città”.

La carta di canapa italiana riparte da Fabriano, città dove viene prodotta in maniera artigianale dal 1264 e dove è stata inventata la filigrana. Oggi, un po’ per la crisi, un po’ per le poche innovazioni e per il mancato ricambio generazionale apportate al settore, i laboratori artigiani che la producono si contano sulle dita di una mano.

L’uso della canapa per produrre carta risale a più di 2mila anni fa anche se attualmente, solo il 5% della carta mondiale viene fatta da piante annuali come la canapa o il lino. Ma agli albori della stampa la carta ricavata dalla canapa ebbe un ruolo preminente: la prime copie della Bibbia stampata da Gutenberg furono prodotte con questo tipo di carta così come la Dichiarazione d’indipendenza americana. Fare la carta con la canapa comporta importanti vantaggi: sia per la sua enorme produttività in cellulosa (un ettaro di canapa produce, in pochi mesi, la stessa cellulosa prodotta da 4 ettari di foresta in decenni), sia per la bassa percentuale di lignina rispetto al legno degli alberi, cosa che permette di evitare l’uso di grandi quantità di acidi che servono per sciogliere il legno. Inoltre la fibra e il legno della canapa sono già di colore bianco e la carta che se ne ottiene è già stampabile, mentre i composti chimici utilizzati per sbiancare e trattare la carta ottenuta della fibra di legno, sono dannosi. La possibilità della canapa nasce quindi da un forte motivo ambientale, oggi che tutte le foreste primarie d’Europa, e la maggior parte di quelle americane, sono state distrutte anche per produrre la carta.

Secondo i rapporti del Nova Institute prima della riscoperta della canapa industriale negli anni ’90, la fibra di canapa in Europa era usata al 95% per produrre polpa e carta; nel 2014 la percentuale è scesa al 57% con la maggior parte delle produzioni in Francia. In Francia ad esempio, prima dell’avvento dell’euro, la carta di canapa era usata per creare le banconote e tipi di carta speciale.

Al Salone internazionale della canapa nel suo piccolo stand Sandro Tiberi aveva allestito una vera e propria piccola cartiera. Il tino con acqua e cellulosa di canapa che viene raccolta con il modulo di lavorazione e smossa per far intrecciare le fibre e formare il foglio di carta. Il feltro morbido sul quale viene posto il foglio, la pressa idraulica che fa fuoriuscire il 50% dell’acqua ed infine l’essiccatore per completare l’operazione e mostrare orgoglioso il foglio di carta di canapa fatta a mano con la filigrana dello stemma della città.

“Io non fabbrico carta, plasmo desideri. A materie pregiate aggiungo passione ed amore. E accade un’alchimia: materiale ed immateriale si fondono. Non è carta, è la sostanza del sogno” si legge sul sito dell’artigiano. E noi speriamo che il sogno di avere finalmente una produzione di carta di canapa made in Italy, anche se artigianale, possa finalmente diventare realtà.

Mario Catania

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