Il boom della cannabis light, le infiorescenze di canapa a basso contenuto di THC, inizia a fare gola a molti. In Svizzera la Coop ne ha iniziato la distribuzione nei negozi della grande distribuzione, mentre in Italia è ora la Federazione italiana tabaccai (Fit) a fiutare l’affare.

In un comunicato la Fit chiede al Ministero della Salute e all’Agenzia delle dogane e dei monopoli di emettere “un intervento chiarificatore” affinché le tabaccherie italiane possano avere notizie certe “riguardo alla liceità o meno della vendita al pubblico dei prodotti a base di “cannabis light”.

Il comunicato si spinge oltre, dichiarando che in caso non arrivi nessuna comunicazione da parte degli enti preposti, i tabaccai si riterranno autorizzati a vendere le infiorescenze di canapa: “Resta inteso che in assenza di diverse indicazioni utili a rilevare profili di illiceità riguardo la vendita di tali prodotti, ci riterremo legittimati a ritenere tali attività non vietate dalla legge e, come tali, esercitabili anche dalla nostra rete”.

E a dire il vero alcune tabaccherie, come ammesso anche dalla Fit, hanno già deciso di rompere gli indugi e iniziare a vendere la cannabis light. Un processo che però non è visto con favore da tutte le aziende produttrici, e anzi osteggiato fin dall’inizio da quella che per ora è maggiormente diffusa sul nascente mercato italiano: Easy Joint.

“Molte tabaccherie ci hanno già chiesto di vendere la nostra cannabis light – racconta a Dolce Vita il fondatore di Easy Joint Luca Marola – ma non abbiamo intenzione di accettare né ora né in futuro. Per quanto ci riguarda la nostra attività nel settore è strettamente legata all’antiproibizionismo ed all’idea di una filiera distributiva responsabile che sia in mano a chi, per competenza e passione, può fornire ai consumatori le giuste informazioni anche culturali sulla canapa, a partire dai growshop”.

Inoltre, precisa Marola: “Non vogliamo permettere alla rete dei tabaccai di potersi accreditare anche come aspirante monopolista della canapa, visto che se e quando un giorno in Italia tutta la cannabis diventerà legale, i tabaccai potrebbero voler utilizzare anche il fatto che già commerciano cannabis light per accreditarsi come aspiranti venditori in regime di monopolio anche della marijuana”.

Sul finire della scorsa primavera, quando il fenomeno della cannabis light sbarcò in Italia, la Fit invitò le tabaccherie a non vendere le infiorescenze legali nei propri punti vendita in quanto “incompatibili con la legge n. 74 1074/1968 che vieta ai Sali e Tabacchi di vendere prodotti atti a surrogare i generi di Monopolio” mettendo in guardia gli associati anche contro possibili incriminazioni per “istigazione indiretta all’uso illecito di sostanze stupefacenti”. Ora la posizione è evidentemente cambiata, nei prossimi mesi scopriremo con quali risultati.

Tra gli ultimi provvedimenti legislativi in merito è stata di recente presentata una risoluzione alle Commissioni Affari Sociali e Agricoltura di Montecitorio per consentire l’uso floreale ed erboristico delle infiorescenze da canapa industriale. Il fine sarebbe quello di avere una regolamentazione ad hoc in grado di colmare l’attuale vuoto legislativo. La risoluzione è stata firmata da 7 deputati pentastellati, tra i quali figura anche Loredana Lupo, prima firmataria della legge sulla canapa industriale approvata a fine 2016. Nella versione iniziale della legge era infatti previsto un comma ad hoc che avrebbe regolato questo prodotto della canapa, il numero 2 dell’articolo 2, ma durante i passaggi legislativi era stato eliminato.

Intanto secondo un studio preliminare commissionato da Easy Joint a Davide Fortin, ricercatore italiano e dottorando alla Sorbona, nonché collaboratore del Marijuana Policy Project, la cannabis light a regime potrebbe portare un fatturato annuo di 44 milioni di euro, 960 posti di lavoro stabili e 6 milioni l’anno di entrate fiscali per lo Stato.

Redazione di canapaindustriale.it

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