L’Associazione europea della canapa industriale (EIHA) ha nuovamente invitato l’Unione europea ad ammorbidire i limiti di THC per le varietà di canapa industriale decisi 1999.

“L’EIHA chiede dei limiti THC per la canapa industriale che siano razionali ed in conformità con le normative internazionali”, si legge in un comunicato dell’associazione che spiega come l’operazione potrebbe “ripristinare la piena competitività dell’industria europea della canapa”. L’associazione in pratica chiede un allentamento della restrizione che da 17 anni fissa il contenuto massimo di THC per la canapa industriale allo 0,2% in Europa, mentre i mercati più restrittivi nel resto del mondo hanno in genere un limite dello 0,3%. In Svizzera invece il limite è fissato all’1% di THC, sia per le piante di canapa che per i prodotti alimentari e ad uso umano.

“L’industria alimentare della canapa in Europa ha uno svantaggio competitivo significativo nei confronti dei produttori del Nord America e dell’Asia. Con la crescita dei mercati dei derivati alimentari della canapa, questo problema diventerà ancora più grande negli anni a venire”, sostiene l’EIHA.

I valori limite THC specifici per l’Europa per la canapa industriale europea sono stati fissati per la prima volta allo 0,5% nel 1984. Il limite è stato successivamente ridotto allo 0,3% in base a uno standard stabilito negli anni ’70 dall’associazione internazionale per la tassonomia delle piante (IAPT) e basato sul lavoro degli studiosi americani Ernest Small e Arthur Cronquist. Il loro lavoro per la IAPT ha fissato lo 0,3% di THC. L’Unione europea nel 1999 ha ulteriormente ridotto la quantità ammissibile di THC per la canapa allo 0,2%.

Redazione di canapaindustriale.it

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