Se Sanremo è la città dei fiori, di sicuro non potevano mancare quelli di canapa. Deve essere stata questa la considerazione che ha guidato i fondatori di Sunremo Lab, nel dar vita ad una azienda agricola specializzata nella produzione di infiorescenze in Liguria in serre controllate, nel pieno rispetto della normativa vigente in Italia.

L’idea iniziale è stata di Gianluca Boeri, che oltre ad essere un agronomo è anche il presidente di Coldiretti Liguria, e di altri giovani imprenditori locali con esperienze sia a livello locale che internazionale.

Incuriositi da questo nuovo progetto, abbiamo contattato Gianluca Boeri per capirne di più e potervi raccontare tutti i retroscena di questa nuova avventura imprenditoriale italiana, al sapore di canapa.

Come nasce il vostro progetto?
Questo progetto nasce dal fatto che ci siamo incontrati come un gruppo di persone con interessi comuni, proprio mentre stavamo pensando di iniziare a coltivare canapa industriale per le infiorescenze, anche perché qui in Liguria è difficile avere grandi estensioni come avviene ad esempio in Piemonte dove già da tempo coltivano questo vegetale anche per altri utilizzi, come quello alimentare. Insieme ad imprenditori e professionisti che a vario titolo lavoravano già nel settore, come Stefano Lillo, grower e breeder che anni fa ha avviato Microgenetica, seedbank italiana con base in Olanda, e Fabio Mazza, manager con grande esperienza in campo internazionale, avevamo tutte le carte in regola per partire, grazie alle diverse professionalità che abbiamo messo insieme.

State procedendo con una coltivazione in serra?
Il nostro primo progetto è stato quello di avviare una coltivazione in serra, in idroponica, di Kompolti. Nel frattempo abbiamo attivato anche delle coltivazioni in altri terreni in pieno campo, con una produzione di Finola di 4mila piante, che ha un ciclo più veloce, per sperimentare ed avere un’idea di come si comportasse questa genetica e per avere dei parametri in attesa della Kompolti. Entrambe coltivazioni biologiche utilizzando microorganismi antagonisti. Abbiamo da poco concluso la prima raccolta della Finola e si è rivelata al di sopra delle nostre aspettative sia per la qualità che per la resa a pianta, cosa che ci ha dato la possibilità di testare il nostro laboratorio di lavorazione del prodotto con un essiccatore a freddo, che garantisce la conservazione delle proprietà organolettiche del prodotto senza rovinarlo e con un trimmer professionale.

Come avviene l’essiccazione?
L’essiccazione non viene fatta tramite calore, ma tramite aria super secca. In pratica prende l’aria, fa un ciclo forzato all’interno del prodotto stoccato in delle cassettine, e all’interno fa passare dell’aria trattenendo tutta l’umidità che preleva dalle infiorescenze, mantenendo temperatura molto basse e salvaguardando i terpeni e le caratteristiche del fiore.

Avete già un’idea della resa che avete avuto in pieno campo?
Più o meno la media a pianta per la Finola è stata di 50 grammi di infiorescenza secca, che per la Finola è un buon risultato, contando che ci sono state piante con una resa pazzesca, ed altre con una resa molto inferiore.

Procederete distribuendo voi il vostro prodotto?
Noi abbiamo lavorato anche dal punto di vista del marketing presentando il prodotto al pubblico ed ai nostri distributori. Il brand si chiama BOLgem e ci sono vari packaging, dall’astuccio per i distributori automatici, la confezione a palla che dà il nome al progetto e i blister in cui confezioneremo la Finola in attesa della Kompolti. Da settembre ci dedicheremo anche agli estratti e (se le normative faranno definitivamente chiarezza) al food vista anche il nostro legame territoriale con l’oliva taggiasca e con la produzione di olio extra vergine di oliva.

Visto che lei è anche il presidente di Coldiretti Liguria, come vede la canapa in generale?
Come Coldiretti, ad Imperia, abbiamo fatto una delle prime riunioni, l’8 maggio, in cui abbiamo cercato di fare chiarezza il più possibile dal punto di vista delle tecniche di coltivazione su cosa si potesse e cosa non si potesse fare, per stare nelle leggi. Ancora oggi c’è una grande disinformazione su queste tipologie di coltivazione e su che tipo di piante si possono piantare. Ci sono tante aziende che cercano di fare i furbi piantando genetiche che non sono certificate, che magari sono di derivazione Svizzera e già incrociate con altre varietà. Per cui abbiamo pubblicato un comunicato spiegando la nostra posizione per tutelare le aziende agricole che vogliono stare nelle regole. Anche per tutelare negozi e distributori che sanno che acquistando prodotti di aziende che hanno seguito alla lettera la normativa possono stare tranquilli, mentre magari acquistando altri prodotti di derivazione estera possono rischiare di avere problemi legali.

Mario Catania

 

 

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