Il primo sistema di vasche per la macerazione della canapa ad oggi noto in tutto il mondo romano è stato scoperto ad Aquileia dagli archeologi dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.

Si tratta di vasche utilizzate appunto per macerare i fusti della canapa e poterli così lavorare per ottenerne corde, funi, stuoie e reti.

Gli studiosi raccontano che: “Il sistema di maceri oggetto della scoperta, datato tra fine II-inizi III sec. d.C. e la fine del III sec. d.C. – inizi IV d.C, è disposto lungo la sponda orientale dell’antico fiume di Aquileia, il Natiso cum Turro, che definiva il sistema portuale della città in epoca romana. Le vasche sono allungate e poco profonde, delimitate da spallette realizzate con argilla, sabbia e minuscoli ciottoli e presentano sottili strati di “rivestimento” in cocciopesto con funzione impermeabilizzante”.

Fino ad oggi le evidenze archeologiche pertinenti il ciclo di lavorazione della canapa erano finora prevalentemente rappresentate da reperti pollinici e da rari resti di tessuti e corde in canapa, ma restavano ad oggi pressoché nulle le evidenze strutturali.

I ricercatori raccontando che: “Per individuare la funzione delle singole vasche ci si è avvalsi dell’ausilio dell’archeobotanica e, nello specifico, dell’archeopalinologia, materia specialistica che studia i pollini, le spore e altri sporomorfi microscopici inglobati negli strati archeologici o nei sedimenti geologici ed è in grado di ricostruire un’immagine dettagliata della vegetazione passata. Le analisi condotte sulle vasche hanno evidenziato la presenza costante e diffusa di Cannabis sativa”.

“Proprio grazie ai dati etnografici – spiega Daniela Cottica direttrice della campagna, ricercatrice di archeologia classica e docente di Archeologia delle province romane al Dipartimento di Studi Umanistici – abbiamo compreso come l’acqua fosse impiegata nel processo di macerazione in Aquileia antica: necessitava di grandi fosse periodicamente allagate, chiamate appunto maceri, ove venivano affondati gli steli delle piante, raccolti in fascine o mannelli dopo la maturazione e lo sfalcio, in modo da poter suddividerne la fibra e utilizzarla per la tessitura. I sistemi prevalentemente usati per la macerazione erano quello in acqua stagnante e quello in acqua corrente: nella seconda, la canapa veniva posta in vasche lunghe e poco profonde (si trattava di buche di forma rettangolare) che potevano occupare anche ampi spazi ed erano alimentate da acqua proveniente da un sistema di canali costruiti appositamente. Le vasche, o fosse/buche, erano poste in genere in prossimità di un corso d’acqua o di una sorgente era erano dotate ai quattro angoli di pali infissi verticalmente nel terreno e utilizzati per tenere fermi i mannelli immersi nell’acqua”.

La macerazione della canapa è ad oggi una delle sfide da superare nell’ottica di ricreare una moderna filiera tessile per la fibra lunga della canapa, oltre a macchinari che servono a raccogliere la canapa in campo, estrarre la fibra lunga e stigliarla.

Redazione di canapaindustriale.it

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