“Ricordo che mia madre era solita lavorare a maglia borse che potevamo usare per lo shopping. Non le butti via subito, le puoi utilizzare di nuovo. È un prodotto amico della terra, anche se volessi sbarazzartene. Sono fatte di canapa, eppure abbiamo distrutto la canapa nel nostro paese”.

Potrebbe sembrare il discorso di un nostalgico della canapa, che l’ha conosciuta in giovane età, quando ancora era largamente coltivata, prima di vederla sparire dai campi di tutto il mondo.

E invece è il discorso che Recep Tayyip Erdoğan, il presidente della Turchia, ha fatto pochi giorni fa dal palazzo presidenziale.

Erdoğan ha continuato a spiegare che la Turchia è destinata a rinnovare la coltivazione di canapa e incoraggiare la produzione di una varietà di prodotti locali con nuovi incentivi. Il giorno dopo, il ministro dell’Agricoltura, Berat Pakdemirli, ha rivelato i dettagli del piano.

Ha detto che la Turchia ha già permesso la coltivazione della canapa in 19 delle sue 81 province, la maggior parte delle quali nell’Anatolia centrale e nella regione orientale del Mar Nero, e che il governo aggiungerebbe più province in linea con la domanda. Ha anche detto che i risultati di uno studio sulla coltivazione ecologica della canapa saranno presto resi pubblici.

La prima pagina del giornale Dirilis Postasi, secondo cui la canapa è una questione nazionale

Il governo della Turchia punta sulla canapa con l’obiettivo di rilanciare l’economia del paese. Il mercato globale della canapa industriale è attualmente valutato a 4 miliardi di dollari, ma si prevede che raggiungerà i 10,6 miliardi entro il 2025, secondo un rapporto del 2018 di Grand View Research.

Nel 2016, Ankara ha emanato un regolamento sulla produzione di canapa, concedendo permessi a 19 province in Turchia. Tuttavia, la produzione annua di canapa, che era tra le 3mila e le 6mila tonnellate negli anni ’90, nel 2017 si è attestata a 7 tonnellate secondo il Turkish Statistical Institute.

Selim Aytaç della Ondokuz Mayıs University ha detto che la Turchia ha importato una media di 100mila tonnellate di canapa all’anno fino al 2017. “Il tasso di cambio ha fatto aumentare i prezzi nel 2018 e le importazioni di canapa sono diminuite”, ha detto Aytaç. La dipendenza della Turchia dalle importazioni è diventata chiara, ha aggiunto.

“Abbiamo distrutto la cannabis in questo paese a causa di alcuni nemici che erano camuffati da amici”, ha detto Erdogan. Ci sono racconti contrastanti per spiegare il motivo della ridotta produzione di cannabis in Turchia.

Alcuni, come il giornalista e scrittore Yunus Eksi, un esperto dell’Eurasia Strategic Research Center (ASAM) che ha parlato con i media turchi la scorsa settimana, ritiene che le politiche statunitensi abbiano costretto la Turchia a limitare la coltivazione della cannabis.

“Il governo degli Stati Uniti, sfruttando il suo potere finanziario, ha spinto gli altri paesi a rimuovere i farmaci a base di cannabis dal loro codice nazionale”, ha detto all’agenzia Sputnik in Russia.

“Dopo che gli Stati Uniti hanno vietato 37 farmaci a base di cannabis, i paesi europei hanno seguito il loro esempio e la Turchia ha escluso i prodotti a base di cannabis dal suo sistema medico dal 1940 in poi”.

Ahmet Atalık, capo della sezione di Istanbul della Camera degli ingegneri agricoli, ha detto che la Turchia ha un grande potenziale per la coltivazione.

“La canapa è il tipo di pianta che può essere adattata a una vasta area nel nostro paese e può essere ampiamente utilizzata in molte aree”, ha detto Atalık. “È una pianta che può essere coltivata senza irrigazione nella regione del Mar Nero dove le precipitazioni è più di 700 centimetri e con poca irrigazione in altre regioni con elevata umidità relativa”.

Redazione di canapaindustriale.it

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