2Quella che vi raccontiamo è una storia fatta di fatica, perseveranza, tanto lavoro, intuito e, per finire, un pizzico di sfortuna che non ha permesso che tutto girasse per il verso giusto. Ma riavvolgiamo il nastro e partiamo dall’inizio.

Vent’anni fa Veronica Ottagono (nella foto) scopre la sua passione per le calzature: “Ero un’altra persona allora – racconta oggi – ed anche il mestiere era diverso. Insieme a Luigi Sammaripa ho appreso l’arte dai maestri calzolai per la lavorazione artigianale delle scarpe e ho seguito l’evoluzione del mestiere, fino alla comparsa nella mia vita di quel materiale chiamato canapa”.

Nel 2001, forse anticipando un po’ troppo i tempi, Veronica e Luigi hanno l’intuizione di come quel materiale naturale e resistente possa adattarsi perfettamente alle calzature. E così comincia la realizzazione dei primi prototipi. Tutto prosegue fino a quando, 5 anni fa, prende il via un progetto del comune di Napoli per lo sviluppo di imprese femminili, dando vita ad un incubatore d’imprese a Scampia.

img_08801_408_272_90A Veronica sembra l’occasione buona per mettere a frutto gli anni di studi fatti per realizzare calzature vegetali al 100%, dalla suola alla tomaia, fatte in canapa, sughero e con l’aggiunta di altri materiali naturali. “E’ nato così il Laboratorio L’Ottagono e la linea Kora (nella foto) – continua Veronica – che prende il nome da uno strumento musicale africano le cui corde sono fatte di canapa”. E non sono solo scarpe del tutto ecologiche, “sono il progetto di una vita. Le abbiamo realizzate in 2 a mano, senza uso di colle, utilizzando metodi e strumenti di lavorazione creati apposta per consumare il minimo indispensabile e ridurre l’impatto ambientale in generale”.

Ora il periodo di incubazione è finito e Veronica si ritrova con ottimi modelli molto apprezzati anche da chi ha potuto provarli, ma senza una vera e propria distribuzione, nonché un adeguata campagna di comunicazione che abbia fatto conoscere il prodotto.

“Solo gli ultimi 2 anni ci siamo potuti dedicare alla realizzazione del prodotto. Avremmo avuto bisogno di una struttura più forte e organizzata mentre noi ci siamo dedicati solo alla ricerca dei materiali, dei metodi di lavorazione e di creazione del modello. Siamo molto soddisfatti di ciò che abbiamo fatto ma adesso siamo fermi nonostante i Gruppi di Acquisto Solidale in Campania ci abbiano aiutato molto”.

q2Secondo Veronica una soluzione potrebbe essere il “trovare aziende interessate a rilevare i modelli per poi commissionarceli e aiutarci nella distribuzione”.

In tutto questo si fanno sentire le difficoltà generali del territorio e il fatto che “gli impianti di lavorazione della canapa in Campania siano stati costruiti solo di recente”. In generale le coltivazioni di Acerra e provincia fanno ben sperare per il futuro. “Speriamo si continui in questa direzione – conclude Veronica – e che aumenti la richiesta di prodotti e lavorazioni attente all’ambiente. E’ uno sguardo al futuro ma con un occhio alla tradizione e al passato del nostro territorio. Forse abbiamo anticipato un po’ troppo i tempi ma siamo contenti della ricerca che abbiamo fatto e dei risultati ottenuti”.

Mario Catania (@Rioma82) per Canapaindustriale.it

 

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