Museo canapa filati tessutiRecuperare un’attività tradizionale come quella della tessitura della canapa, e trasmetterla ai bambini sia come valore culturale, sia come possibilità lavorativa futura. E’ quello che succede al Museo della Canapa che sorge a Sant’Anatolia di Narco, paesino umbro in provincia di Perugia, con un progetto che sta riscuotendo molto successo tra i bambini delle scuole del centro sud, così come tra gli adulti.

“La tessitura, in modo particolare, rappresenta un esercizio che “educando la mano” educa anche il pensiero e, come tutte le attività manuali, è anche occasione per mettere in gioco l’intera energia della persona facendo sì che i bambini imparino a coordinare i movimenti e la capacità di rimanere concentrati su di un’attività per lunghi periodi di tempo”. E’ il cuore del progetto nel quale: “Assimilazione e invenzione, conoscenza e progettazione, memoria e immaginazione sono i momenti base su cui s’intende lavorare e innestare l’esperienza creativa. Il museo va spiegato “facendo”, cercando di provocare nei ragazzi la voglia prima di vedere e poi di “provare” perché: “Se ascolto dimentico, se vedo ricordo, se faccio capisco”.

Nel frattempo la riscoperta della canapa nel tessile passa anche attraverso la mostra di Angela Corelli “Fili di canapa” presso il Museo della vita contadina di San Pancrazio. Ricordiamo che a livello tessile la canapa è una fibra migliore del cotone per qualità e resistenza, ma soprattutto è una coltura molto più sostenibile per l’ambiente.

museo canapaTornando all’ottimo progetto del Museo di Sant’Anatolia, abbiamo fatto qualche domanda alla direttrice Glenda Giampaoli per capirne di più:

Come è nata questa idea?
Il nostro è un museo etnografico che abbraccia la canapa in tutti i suoi aspetti. E’ un’iniziativa nata per riavvicinare le persone a questa incredibile pianta sia per quello che concerne i filati, ma anche per l’alimentazione o ad esempio la bioedilizia. Quindi innanzitutto si tratta di trasmissione del sapere, ma anche di ricerca tecnica sui materiali, sui metodi per filarli e sulle tinture.

E come sta andando?
Benissimo, soprattutto la parte didattica dedicata ai bambini. Ieri ne sono venuti 101 da Roma la mattina e altri 40 durante il pomeriggio. Se considera che siamo un paesino di 550 abitanti, capisce che sono numeri importanti. Ma sta avendo successo anche tra gli adulti che vogliono recuperare questa attività o tra le famiglie che vengono insieme ad informarsi. Ad ogni modo i 3 turni giornalieri sono tutti pieni fino a maggio.

Può spiegarci meglio?
Ogni persona o bambino che viene al corso di tessitura ha a disposizione il proprio telaio che può essere “a 4 licci” o “a tavolette”. Ma nel laboratorio didattico andiamo oltre a questo aspetto. Facciamo analisi dei tessuti e cerchiamo di mostrare tutte le potenzialità di questa pianta considerata come il maiale vegetale, perché ogni sua parte può essere utilizzata. Facciamo scomporre ai bambini la pianta nelle sue varie parti per dare loro un nome e poi ricomporla. Oppure mostriamo le tecniche di tinutra naturale tipiche del territorio. Il fine è quello di insegnare loro cosa significhi la tessitura di canapa nel suo complesso, affinché possa diventare uno sbocco professionale futuro.

Prossimi progetti?
Porteremo avanti i nostri progetti fino all’estate, poi ristruttureremo il museo cercando di dotarlo di nuove strutture: abbiamo vinto un bando regionale che ci permetterà di ammodernare i nostri piccoli laboratori. Ristruttureremo tutto con canapa e calce e ci sarà una sezione dedicata alla fibra tessile e una alla bioedilizia. Poi proseguiremo nei progetti di Assocanapa, di cui siamo la sede per l’Umbria e col progetto TUN (Tessile Umbro Naturale) che consiste nel creare reti d’imprese agricole capaci di valorizzare le fibre tessili naturali animali, vegetali e le piante tintorie (indaco da guado) sia dal punto di vista tecnico sia commerciale attraverso accordi con il mondo della trasformazione per creare una filiera produttiva.

Chi volesse altre informazioni può consultare il sito del museo qui.

Mario Catania per Canapaindustriale.it

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