Il 2016 verrà ricordato come l’anno in cui è stata approvata la legge che disciplina il settore della canapa industriale. Anche se in Italia è dal 1997 che si è ricominciato a coltivarla, sappiamo di avere una solida tradizione alle spalle, ancora viva nel tessuto sociale di famiglie, paesi e comunità intere.

Nonostante la coltivazione di canapa industriale non sia mai espressamente stata vietata nel nostro Paese, la mala interpretazione delle leggi antidroga ha portato le forze dell’ordine ad arrestare e sequestrare le coltivazioni di chi negli anni ’70 e ’80 aveva provato riprendere la coltivazione della canapa da fibra o da seme.

Questa situazione di incertezza si è protratta fino al 1997, anno della circolare del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali contente disposizioni relative alla coltivazione della Cannabis sativa, integrata poi della circolare n.1 dell’ 8 maggio 2002. Un’altra circolare del ministero della Salute del 22.05.2009 consente la produzione e commercializzazione di prodotti a base di semi di canapa per l’utilizzo nei settori dell’alimentazione umana, anche se non risolve il problema dell’eventuale percentuale di THC contenuto negli alimenti. La legislazione europea si basa invece sui regolamenti 953 del 2006 e 507 del 2008.

Sono dunque già passati 20 anni da quando la canapicoltura moderna si è affacciata nei nostri campi. 20 anni in cui sono stati fatti tanti passi avanti, ma nonostante i quali oggi c’è ancora molto lavoro da fare, per cercare di riportare la nostra canapa al posto che le spetta. Oggi assistiamo alla frammentazione di iniziative e filiere ed alla gelosia professionale che spesso vince sulla necessità, in un momento embrionale, di condividere le conoscenze ed aiutarsi per mettere delle basi solide sulle quali crescere insieme. Un approccio che si traduce in tante piccole iniziative sparse sul territorio che faticano a trovare una rappresentanza forte, che sappia guidare gli sforzi verso un obiettivo comune ed interfacciarsi con le istituzioni facendosi carico delle problematiche attuali e cercando soluzioni utili.

Ad ogni modo il 2 dicembre l’associazione Fracta Sativa Unicanapa invita tutti presso la sala consiliare del comune di Frattamaggiore per celebrare l’evento e fare il punto della situazione. La manifestazione si chiuderà in modo simbolico con il riposizionamento del busto del preside Sosio Capasso, letterato e ricercatore, appassionato studioso della storia locale che ha dedicato molte energie anche alla storia della canapa nella regione, in piazza Risorgimento a Frattamaggiore.

All’inizio del 1900, prima dell’avvento del proibizionismo, in Italia coltivavamo più di 100mila ettari di canapa. Nel 2015 ne abbiamo coltivati poco più di 3mila. Speriamo che questa legge possa essere un supporto per i nostri agricoltori ed una speranza per la nascita di un’economia più attenta all’ambiente ed al futuro con l’obiettivo di tornare a produrre in grandi quantità la miglior canapa del mondo.

Redazione di canapaindustriale.it

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