Cannabis light: la potranno vendere solo i tabaccai in regime di monopolio

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In questo articolo
1 / Cannabis light in regime di monopolio: ora che succede?
2 / I rilievi di Canapa Sativa Italia
3 / Il punto di vista dell’avvocato Bulleri

Ora è tutto più chiaro: la direttiva emanata dal ministero dell’Interno a febbraio che ordinava perquisizioni in tutte le attività commerciali che proponevano tra i propri prodotti la cannabis light, si scopre che tutto era funzionale al vero obiettivo: capire quanti fossero prima introdurre il regime di monopolio che li taglierà fuori.

Il Governo ha infatti depositato un emendamento che prevede il monopolio sulla cannabis light, con una tassazione come quella per le sigarette: una mossa che sicuramente va verso una regolamentazione tanto attesa e che non pone problemi, se non economici, per produttori e agricoltori che potranno appoggiarsi per la rivendita a chi possiede un deposito fiscale, diversa la situazione per chi già oggi commercia cannabis light e non è un tabaccaio, che rischia a appunto di essere tagliato fuori.

La prima considerazione è che se non è droga oggi, visto che viene inquadrato come un normale prodotto da inalazione, allora non lo era nemmeno ieri, e qui si fa fatica a digerire le campagne repressive messe in moto fino ad oggi.

La seconda è politica: comunque la si guardi la regolamentazione della cannabis light sta avvenendo per mano del governo Meloni, un governo di destra, mentre PD e M5S che si erano detti addirittura favorevoli alla legalizzazione tout court, non erano riusciti a fare nemmeno un piccolo passo avanti.

L’ultima è sul metodo: nonostante si vada verso una regolamentazione, resta il fatto che si sarebbe potuto procedere in modo diverso, ammettendo gli errori fatti fino ad oggi e cercando altre strade, perché è evidente che lo Stato sta alzando le mani, dando ragione a chi sosteneva da subito la liceità del settore.

Cannabis light in regime di monopolio: ora che succede?

La notizia è stata data dall’Ansa che spiega che il provvedimento è contenuto in un emendamento alla delega fiscale che è stato depositato in Commissione finanze.

Oltre alla creazione di “un regime di tassazione delle parti della canapa coltivata” da usare in “prodotti da fumo o da inalazione” con una tassazione come quella per le sigarette, viene specificato che la commercializzazione potrà avvenire solo attraverso “depositi fiscali autorizzati”, con la previsione di “particolari misure di vigilanza” e specificando che “se ne limita la commercializzazione prevalentemente alle rivendite di generi di monopolio” o punti di vendita specializzati con patentino per la vendita di generi di monopolio.

Non solo, perché la vendita sarà vietata ai minori di 18 anni, sarà vietata la vendita a distanza (online e nei distributori automatici), e sarà vietato fare pubblicità.

Infine vengono previsti gli stessi divieti già attuati per le sigarette come quello del fumo nei locali al chiuso e le etichette di avvertenza sui rischi alla salute connessi al consumo.

L’idea del monopolio a Canapaindustriale.it era stata ventilata più di un anno fa da Filippo Gallinella, allora presidente della Commissione agricoltura, come possibile soluzione agli annosi problemi mai risolti. Con una differenza: Gallinella immaginava che i negozi che attualmente vendono cannabis light sarebbero stati autorizzati a farlo, cosa che l’attuale proposta non contempla.

I rilievi di Canapa Sativa Italia

Canapa Sativa Italia l’ha accolta tutto sommato in modo positivo, sottolineando principalmente due criticità: la prima è la tassazione elevata (56% quella sui tabacchi) che rischia di azzoppare il settore, soprattutto in un’ottica di export. Per questo la proposta dell’associazione è quella di considerare un regime forfettario simile a quello delle birre artigianali che, secondo le associazioni, oltre che a favorire l’attività economica servirebbe a preservare le tipicità delle varie produzioni regionali.

La seconda è che il funzionamento dei depositi fiscali rischia di essere complesso per le infiorescenze dii canapa, che sono altamente deperibili e non dovrebbero rimanere stoccate troppo a lungo, proprio per garantire un prodotto più salubre per il consumatore.

Il punto di vista dell’avvocato Bulleri

“La questione è come verrà attuato il provvedimento”, sottolinea a Canapaindustriale.it l’avvocato Giacomo Bulleri, spiegando che: “In assoluto la vedo con favore, è un’opportunità perché viene regolamentata come un prodotto che è sempre stato un prodotto da inalazione e viene inquadrato secondo le norme, come hanno fatto in Europa Belgio e Lussemburgo, oltre alla Svizzera. Bisogna capire ora quante accise si applicano, quale sarà l’impatto fiscale di questa riforma. In Italia tra magazzini fiscali e rivendita dei tabaccai l’impatto è importante, ma qui si parla di economia, e non dal punto di vista regolatorio”

“Sono d’accordo con Canapa Sativa Italia perché sui tabaccai c’è un’accisa importante che rischia di tagliare fuori tanti soggetti, però la vedo come un’opportunità. Invece che andare avanti con l’incertezza, meglio avere una norma certa che, chiaramente, è tranchant perché la conseguenza non sarà più la discussione sull’efficacia drogante, il reato sarebbe il contrabbando, un reato molto grave”.

I negozi che oggi la vendono saranno tagliati fuori? “La rivendita sarà autorizzata per i tabaccai o per chi ha il patentino, che normalmente fa riferimento agli spacci aziendali che prendono l’autorizzazione per commerciare tabacchi e si devono rifornire dal tabaccaio più vicino. In Belgio o Lussemburgo non ci sono magazzini fiscali o tabaccai come in Italia, quindi là il sistema è più snello e consente più margini”.

“Essendo una norma che potrebbe essere limitativa per la concorrenza o per chi già la vendeva prima, si potrebbe ipotizzare uno scenario analogo a quello delle sigarette elettroniche e quindi lavorare con le istituzioni o fare i ricorsi necessari per garantire la sopravvivenza di chi già la vendeva prima della norma, come è avvenuto per chi vendeva le sigarette elettroniche, con la legittimazione delle attività già presenti, senza che se ne potessero aprire di nuove”.

Insomma, secondo l’avvocato Bulleri “La parte agricola non è in discussione così come le altre destinazioni di legge: si aggiunge una destinazione di legge, quella del prodotto da fumo. Tanto più alta sarà l’accisa, tanto più si ridurrà il guadagno per l’agricoltore, che può comunque conferire il prodotto a chi lo lavora o a chi comunque è autorizzato”.

L’avvocato conclude sottolineando che “in Francia stanno studiando la stessa cosa, dopo Belgio e Lussemburgo saremmo il terzo Paese in Europa a procedere con una regolamentazione”.

Diversa la posizione dell’avvocato Carlo Alberto Zaina che su Dolce Vita puntualizza: “È lo Stato che smentisce tutto quello che ha fatto fino ad ora. Non volendo ammettere che questi prodotti sono legali, dopo averli criminalizzati per anni, hanno pensato come al solito solo a guadagnarci economicamente. Sicuramente si procede verso una regolamentazione, ma bisogna prendere atto dell’ipocrisia di fondo”.

AGGIORNAMENTO: Il governo ci ha ripensato e l’emendamento depositato ieri è stato ritirato ma, dalle notizie che circolano la norma potrebbe essere riproposta più avanti.

Mario Catania

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