Canapa oggi in Italia: cosa è legale (e cosa no)

Canapa economia e politica Canapicoltura e infiorescenze //
In questo articolo
1 / Infiorescenze: legali per legge, criminalizzate per decreto
2 / Oli di CBD: legali oggi, decisivi domani
3 / Tutte le filiere industriali: un patrimonio legale e strategico
4 / Una questione di diritto, non di ideologia

Il settore della canapa industriale in Italia vive da anni in una zona grigia normativa, più frutto di interpretazioni politiche che di un reale impianto giuridico coerente. Tra decreti emergenziali, circolari ministeriali e interventi della magistratura, è utile fare chiarezza su cosa sia oggi effettivamente legale e su cosa continui a essere oggetto di contenzioso.

Infiorescenze: legali per legge, criminalizzate per decreto

La coltivazione di canapa industriale è regolata dalla legge 242/2016, che recepisce il quadro europeo e consente la coltivazione di varietà iscritte nel catalogo comune UE, con un contenuto di THC entro i limiti stabiliti (0,2%, con tolleranza fino allo 0,6%). La norma non distingue tra parti della pianta: infiorescenze comprese.

Nonostante ciò, il recente Decreto Sicurezza ha introdotto un’impostazione ideologica e giuridicamente fragile, equiparando le infiorescenze a sostanze stupefacenti “a prescindere dal contenuto di THC”. Una tesi che non trova fondamento né nella normativa europea né in quella nazionale e che è stata più volte smentita dalla giurisprudenza: tribunali e corti d’appello hanno ribadito che in assenza di efficacia drogante non può configurarsi reato, richiamando anche i principi fissati dalla Corte di Giustizia UE e dalla Cassazione stessa.

Il risultato è un cortocircuito normativo: un prodotto legale per legge primaria e diritto europeo, ma ciclicamente criminalizzato da atti amministrativi o emergenziali, sistematicamente ridimensionati in sede giudiziaria.

A rafforzare ulteriormente questo quadro interviene l’Europa. Grazie a un emendamento proposto da Cristina Guarda (Alleanza Verdi e Sinistra) e già approvato dal Parlamento europeo, è stato formalmente riconosciuto il principio secondo cui la canapa industriale è legale in tutte le sue parti, infiorescenze comprese, con un limite di THC innalzato fino allo 0,5%. Si tratta di un passaggio politico e giuridico di grande rilievo, che supera definitivamente l’ambiguità sulla distinzione tra parti “lecite” e “illecite” della pianta. Il recepimento a livello europeo potrebbe avvenire già nel corso del 2026, imponendo agli Stati membri – Italia compresa – un adeguamento normativo coerente con il diritto UE. Un’evoluzione che rende ancora più evidente l’anomalia di approcci nazionali repressivi e anticipa un futuro in cui la criminalizzazione delle infiorescenze di canapa industriale sarà giuridicamente insostenibile.

Oli di CBD: legali oggi, decisivi domani

Gli oli di CBD restano oggi legali, purché derivati da canapa industriale e privi di THC in quantità rilevabili. I tentativi di classificarli come farmaci o sostanze soggette a regime stupefacente sono stati finora bloccati dal TAR del Lazio, che ha sospeso i decreti ministeriali restrittivi.

La data cruciale da segnare in agenda è il 7 maggio 2026, quando è attesa la sentenza definitiva del TAR, destinata a chiudere (questa volta davvero) una vicenda che dura da anni. In gioco non c’è solo il CBD, ma il principio stesso secondo cui un cannabinoide non psicotropo, riconosciuto come sicuro anche dall’OMS, non può essere regolato come una droga.

Nel frattempo continua il lungo processo per inserire il CBD nei Novel Food in Europa, consentendone l’uso in cibi e integratori, iniziato ormai nel lontano 2020. Dopo anni di discussioni, mentre il CBD è legale in Francia e nel Regno Unito, le soglie proposte dall’Efsa, che è l’ente regolatori europeo, sono ridicole: 2 mg al giorno. Bisogna tener presente che la letteratura scientifica documenta una buona tollerabilità del CBD per via orale fino a dosi dell’ordine dei grammi.

Tutte le filiere industriali: un patrimonio legale e strategico

Al di là del dibattito su fiori e CBD, è fondamentale ricordare che tutte le filiere industriali della canapa sono pienamente legali. Dalla canapa alimentare, basata sull’uso del seme e dei suoi derivati (olio, farina, proteine), fino alla bioedilizia, dove il canapulo è utilizzato per materiali isolanti a bassissimo impatto ambientale.

La canapa è inoltre una materia prima strategica per settori in cui l’Italia è ancora in ritardo: tessile, bioplastiche, biocarburanti, automotive, carta tecnica, materiali compositi. Si tratta di filiere già sviluppate in altri Paesi europei, capaci di ridurre emissioni, consumo di acqua, uso di pesticidi e dipendenza da fonti fossili.

Ostacolare la canapa non significa “difendere la sicurezza”, ma rinunciare a un comparto agricolo e industriale sostenibile, innovativo e coerente con gli obiettivi climatici europei.

Una questione di diritto, non di ideologia

La canapa non è una scorciatoia normativa né un vuoto legislativo: è un settore regolato, legale e riconosciuto a livello europeo. Il vero problema italiano non è l’assenza di regole, ma la loro continua manipolazione politica, che genera incertezza per imprese, lavoratori e consumatori.

Fare chiarezza oggi significa una cosa sola: applicare le leggi esistenti, rispettare le sentenze e smettere di usare la canapa come terreno di scontro ideologico.

Redazione di Canapaindustriale.it

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