Fabrizio Ricci

Fabrizio Ricci

Dopo il progetto di Derek Kesek, che punta a creare il primo aereo con la scocca in fibra di canapa ed alimentato da biodiesel derivato sempre dalla canapa, la pianta dalle mille virtù continua a volare alto – è proprio il caso di dirlo – grazie alla tesi di Fabrizio Ricci (QUI la tesi integrale), laureato in ingegneria aerospaziale presso l’Università la Sapienza di Roma e che oggi continua a studiare ingegneria aeronautica.

“Il senso della tesi era quello di sostituire gli isolanti termici all’interno degli aerei, che solitamente sono costituiti da fibre minerali, con delle fibre vegetali: nella mi tesi si troveranno vari esempi”, racconta Fabrizio. “Logicamente – continua – quella più conveniente come costi è la canapa perché è un materiale molto leggero che è un vantaggio per tutto ciò che portiamo in quota per il risparmio di carburante ed il minor inquinamento che ne deriva. Soprattutto quello che fa bene all’ambiente è la produzione della fibra in sé: per quelle minerali c’è un grande inquinamento dovuto alle alte temperature di lavorazione della fibra di vetro o la lana di roccia. La canapa può dunque essere la soluzione ideale per risparmiare peso”.

E quindi cos’hai fatto?
Ho scritto una tesi comparativa tra vari materiali e poi ho preso un aereo di ultima generazione, un Boing 787 dreamliner ed ho calcolato, in maniera accurata ed ipotizzando ad esempio che l’aereo fosse di forma circolare con un diametro di tot metri, quanto materiale viene utilizzato e calcolare la massa di materiale minerale e di quello vegetale. In totale con la canapa si risparmierebbero oltre 4mila chilogrammi di peso: poco più di 5mila chilogrammi di peso a fronte degli oltre 9mila della fibra di vetro.

Quindi un bel risparmio, anche in termini di inquinamento…
Fabrizio RicciSì perché per tutto ciò che vola meno peso c’è sull’aereo e più si risparmia in carburante e consumi, quindi sarebbe un guadagno netto per le compagnie aeree ed anche per l’ambiente, perché comunque i consumi sarebbero più bassi. Non solo perché lavorare con la fibra di canapa, sarebbe molto più conveniente per le aziende per lo smaltimento successivo degli aerei. Oggi accade che tu ti ritrovi fibre minerali che per decomporsi hanno bisogno di molto tempo.

E a livello di prestazioni?
Ci vorrebbe più materiale vegetale per isolare l’aereo, ma a parità di volume la perdita non era molto rilevante, la pecca della fibra di canapa può essere l’incendiabilità. Anche perché le categorie di isolamento termico degli aerei sono molto più restrittive: andrebbe trattata con materiali ignifughi.

E ci sono aerei che hanno impiegato materiali simili?
Gli ultimi aerei della Boing, tra i quali appunto il 787 dreamliner, hanno i sedili che contengono fibre vegetale come lino e canapa.

Pensi che la canapa possa essere per te uno sbocco lavorativo?
Assolutamente, io penso che le fibre naturali siano il futuro.

Mario Catania

 

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